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Il cuore perduto dell’Asia.

…se con i cani del Tagikistan il destino è a volte spietato, ciò che accade a Bali in Indonesia è orribile.

Cosa rende duro il cuore di un uomo?

Come ho potuto visitare un posto del genere, guardare quei cani, senza cercar di reagire? Ho cercato di contattare qualche associazione ma ero straniero in una terra straniera: non era il mio paese, non era la mia cultura. Dovevo sapere di più. Come minimo prima di intromettermi avrei dovuto imparare la lingua. Non potevo fare nulla, ne ero consapevole.

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Penso che in parte questo fosse a causa di tutti i miei animali a cui avevo voluto bene e che non c’erano più… alcuni mi avevano lasciato una “pietra nel petto” questa mi proteggeva dalle espressioni e dagli sguardi di quelle anime innocenti.

I cani dell’Indonesia, dell’Indocina e del Sud Est Asiatico in genere, non sono così fortunati come quelli del resto del mondo, non sono nemmeno considerati come in India o in Asia Centrale. Loro hanno un destino crudele che li aspetta fin dalla nascita: l’uomo che in altri luoghi della terra è l’amico fidato di sempre, qui può essere il loro peggior nemico.

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Migliaia di piccoli innocenti cuccioli, e non solo, vengono torturati e uccisi ogni anno in questi paesi.

Eppure secondo alcuni studi i cani del Sudest Asiatico, inclusi quelli cinesi, potrebbero rappresentare un ponte evolutivo tra lupi e cani di razza, una sorta di “anello mancante” tra i canidi. Sarebbero proprio loro, ad esser stati tra i primi animali ad avvicinarsi agli umani e a diventare domestici.

Lilli

Nell’ isola di Bali, dove il turismo la fa da padrone,  pochi occidentali sanno cosa succede alla maggior parte dei cani che si vedono per strada: qui le giovani femmine con il colore giusto, al primo estro vengono sacrificate agli dei o prima della costruzione di un palazzo su di un terreno, il cane viene squartato vivo, perchè si possa bagnare col suo sangue tutta la zona, perimetralmente. Questo dovrebbe essere di buon auspicio.

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Altri cani, e sono tanti, vengono catturati per la ristorazione.

C’è un centro, un’associazione australiana, di volontari, angeli che si danno da fare in continuazione su tutta l’isola, BARC (Bali Dogs Adoption & Reahabilitation Centre) dove in una stanza arredata con gabbie piene di femmine, molto provate, con i loro cuccioli strappati alla strada, Mrs. Linda mi racconta: “i balinesi mentono! non dicono mai direttamente quello che pensano, cosa fanno con i cani”… i ristoranti frequentati dai cinofagi sono posti scuri, angusti, si trovano nelle strade secondarie e sono frequentati per lo più dai sempre più numerosi turisti di Java”.

Cose inimmaginabili e, soprattutto ben nascoste ai visitatori occidentali.

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Esiste un ristorante piuttosto famoso, dove vengono  uccisi fino a centosessanta cani al giorno, dice Mrs. Linda, mentre osservo il ricovero dei cani salvati: “già perchè dalla macellazione di un cane si ottiene poca carne, quindi, soprattutto se questi sono cuccioli,  ne occorrono molti”. Ci sono vere e proprie squadre che vanno in giro la notte a “rubare” i cani, anche quelli che hanno un padrone, poi all’alba incomincia il trattamento per la macellazione: “In Indonesia se il tuo cane sparisce, il primo posto dove andare a cercarlo è il ristorante!”

I cinofagi credono che la carne di cane abbia proprietà afrodisiache per gli uomini, in particolar modo se questa è ricca di adrenalina; una sostanza che tutti gli animali secernono in condizioni di stress e paura.

Così mentre Mrs. Linda mi racconta, si apre un orrenda porta, immaginaria, nella mia mente: cosa faranno mai a queste povere creature perchè possano secernere la massima quantità di adrenalina prima di venire uccisi definitivamente?

A Bali li impiccano molto lentamente, a piccoli gruppi, in modo che anche gli altri cani possano vedere e spaventarsi a morte…

In tanti altri paesi del Sudest Asiatico la più usata è la fiamma ossidrica, ma in mancanza di essa basta un tizzone ardente o una sigaretta. Il cane ancora vivo viene legato ad una vecchia rete da materassi “pancia all’aria” e incomincia la tortura: un’ustione ogni cinque dieci minuti per creare uno stato fobico e di puro terrore nell’animale. In un locale angusto si torturano in questo modo più soggetti nello stesso tempo, di modo che il panico possa diventare fin da subito collettivo.

Poi in pentola, spesso ho sentito di racconti di cuccioli buttati nell’acqua bollente ancora vivi, che hanno cercato di uscire dalle pentole.

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E’ troppo, non si può pensare ad una cultura diversa, nessun essere vivente ha il diritto di torturarne a morte un altro. Nessuno.